Il Tango

Eleganza, fierezza e sensualità: sono queste le parole chiave del Tango, musica da ballo argentina diffusasi in tutto il mondo.
Nato un centinaio di anni fa nei bordelli di Buenos Aires, questo ballo sensuale e sovversivo fu osteggiato per anni dalla dittatura. Oggi migliaia di giovani hanno riscoperto il fascino di una danza e di una musica capaci di esprimere le profonde passioni di un popolo.
Il Tango è prima di tutto stile. Camminare con stile, vivere con stile. E anche con fierezza: la fierezza di un popolo, quello argentino, che negli ultimi tempi, lasciatosi alle spalle gli anni bui della dittatura militare, sta riscoprendo l’universo del Tango in tutti i suoi risvolti: ballo, musica e poesia.

Il Tango non è accademia, non è nostalgia, non è un ricordo del passato. Lo si incontra nei vicoli, nei locali di quart’ordine, lo si trova nei bar e negli angoli bui dei quartieri malfamati. Parla una lingua universale perché nasce dal miscuglio di razze da cui è formata l’Argentina: creoli e italiani, spagnoli e francesi, tedeschi ed ebrei. E dal miscuglio di culture: l’origine del tango è nel candombe, una danza africana; il suo strumento principe è una piccola fisarmonica detta bandoneàr e importata dai tedeschi; i suoi versi sono scritti e cantati in spagnolo, la lingua dei conquistatori; e infine Gardel, il suo massimo esponente (dopo Astor Piazzolla), era nato a Tolosa, Francia. Eppure proprio per questo il Tango è profondamente argentino, anzi porteňo perché ci rimanda a quel crogiolo di genti immigrate che ha fatto Buenos Aires con i suoi undici milioni di abitanti.
Il Tango da’ forza, consistenza e dignità ad una cultura, riscopre le radici di un mondo che, forse, appartiene un po’ a tutti noi latini.
Perché, come diceva Enrique Santos Discepolo, “il Tango è un pensiero triste che si balla”, il riassunto di tutta una vita.

